6. TRISTEZZA E TIEPIDEZZA
 

 


Non si può dar nome di tiepidezza all’assenza di sentimenti o all’aridità nel rapporto con Dio.Essa nasce da una lunga trascuratezza nella vita interiore. La trascuratezza si manifesta nella negligenza abituale nel compiere i piccoli doveri, nella mancanza di contrizione per i propri peccati, nel non prefiggersi mete concrete nel rapporto con il Signore o con gli altri. Si parla continuamente di Dio, però non si parla con lui. Viene a mancare il vero culto interiore durante la Santa Messa e le Comunioni son spesso accompagnate da una grande freddezza, per mancanza di amore e di preparazione, non per aridità. Si perde il desiderio di una profonda vicinanza a Dio, nasce così il disinteresse per le cose spirituali. La pigrizia interiore propria della tiepidezza, è la rinuncia triste e sgarbata, stupidamente egoista, dell’uomo alla “nobiltà che obbliga” a essere figli di Dio. Il tiepido abbandona poca alla volta il rapporto con Dio, non essendo più attratto da Lui, ed è a rischio di tentazioni più gravi, perché gli manca vigore. Dobbiamo quotidianamente riconquistarci l’amore di Dio, perché ogni giorno vi sono ostacoli che tendono a separarci da Lui. Il fatto di sentire nel corpo e nell’anima il pungolo della superbia, della sensualità, dell’invidia, della pigrizia, dello spirito di sopraffazione, non dovrebbe costituire una scoperta. Si tratta di un male antico, sistematicamente verificato nella nostra esperienza personale; esso è il punto di partenza e l’atmosfera abituale per vincere, in questo intimo sport, nella nostra corsa verso “la casa del Padre” La nostra vita interiore deve migliorare sempre, fino al termine di questo viaggio terreno. E’ come se Egli ci ricordasse: lotta ogni istante. Dedica all’orazione il tempo necessario, senza ritagliarlo; va incontro a chi cerca il tuo aiuto; sorridi a chi ne ha bisogno, anche se la tua anima è sofferente; esercita la giustizia arricchendola con il garbo della carità. Tale sforzo gioioso è l'opposto della tiepidezza, che è la trascuratezza, mancanza di interesse a Dio, pigrizia e tristezza negli atti di pietà. Per chi confida nel Signore, nulla è completamente perduto. Se siamo umili, anche se abbiamo rotto la nostra vita in mille pezzi, Dio saprà riaggiustarla: ci pentiamo, e Dio perdona e aiuta sempre. Una debolezza, una caduta, ci devono dare motivo per accostarci maggiormente a Dio: tutto si può aggiustare con un atto sincero di umiltà. Dobbiamo quindi affrontare coraggiosamente le nostre miserie personali, cercare di purificarci, sapendo che Dio non ci ha promesso la vittoria assoluta sul male di questa vita, ma ci chiede lotta. Umiltà, sincerità, pentimento… e riprendere la lotta. Bisogna saper ricominciare una volta e un’altra, tutte le volte che sia necessario: Dio tiene conto della nostra fragilità. Esercitare spesso l'esame di coscienza, ci può aiutare a capire la conoscenza di noi stessi e ci fa confrontare la nostra vita a quello che Dio si aspettava da noi. L'anima è stata talvolta paragonata a una stanza chiusa; quanto più si spalanca la finestra ed entra la luce, tanto più vi si possono notare i difetti e la sporcizia. Nell'esame, con l'aiuto della grazia, ci conosciamo come in realtà siamo.L'esame fatto senza umiltà è fatto con occhi da cieco: "Son diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi" Insieme nell'esame fatto con umiltà e alla presenza di Dio, scopriremo la radice delle mancanze nella carità, nel lavoro, nella gioia e nella vita di pietà, che si ripetono spesso nella vita, di modo che potremo lottare con allegria. Spesso c'è, in ciascuno di noi, un difetto che prevale sugli altri. Spesso un difetto sta alla radice di molti altri, e perciò vincerlo significa fare molti passi avanti nel nostro cammino verso Dio, e spesso anche nel rapporto con altri. Due sono i mezzi necessari per discernerne qual è questo punto di lotta che dobbiamo mettere in primo piano: anzitutto la grazia di Dio, senza la quale nulla possiamo nella vita interiore: e poi la direzione spirituale: la persona che conosce bene la nostra anima, con la grazia speciale di Dio, può suggerirci i campi di lotta, magari sconosciuti anche a noi stessi, dove ci è richiesto un particolare impegno. Il suo incoraggiamento e la sua preghiera sono un aiuto potente, se noi ci siamo fatti conoscere in tutta sincerità. A volte, ci verrà anche indicato il modo più efficace per lottare e per fare con frutto questo esame.

 

 

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