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TRISTEZZA E TIEPIDEZZA
Non si può dar nome di tiepidezza all’assenza di sentimenti o all’aridità nel
rapporto con Dio.Essa nasce da una lunga trascuratezza nella vita interiore. La
trascuratezza si manifesta nella negligenza abituale nel compiere i piccoli
doveri, nella mancanza di contrizione per i propri peccati, nel non prefiggersi
mete concrete nel rapporto con il Signore o con gli altri. Si parla
continuamente di Dio, però non si parla con lui. Viene a mancare il vero culto
interiore durante la Santa Messa e le Comunioni son spesso accompagnate da una
grande freddezza, per mancanza di amore e di preparazione, non per aridità. Si
perde il desiderio di una profonda vicinanza a Dio, nasce così il disinteresse
per le cose spirituali. La pigrizia interiore propria della tiepidezza, è la
rinuncia triste e sgarbata, stupidamente egoista, dell’uomo alla “nobiltà che
obbliga” a essere figli di Dio. Il tiepido abbandona poca alla volta il rapporto
con Dio, non essendo più attratto da Lui, ed è a rischio di tentazioni più
gravi, perché gli manca vigore. Dobbiamo quotidianamente riconquistarci l’amore
di Dio, perché ogni giorno vi sono ostacoli che tendono a separarci da Lui. Il
fatto di sentire nel corpo e nell’anima il pungolo della superbia, della
sensualità, dell’invidia, della pigrizia, dello spirito di sopraffazione, non
dovrebbe costituire una scoperta. Si tratta di un male antico, sistematicamente
verificato nella nostra esperienza personale; esso è il punto di partenza e
l’atmosfera abituale per vincere, in questo intimo sport, nella nostra corsa
verso “la casa del Padre” La nostra vita interiore deve migliorare sempre, fino
al termine di questo viaggio terreno. E’ come se Egli ci ricordasse: lotta ogni
istante. Dedica all’orazione il tempo necessario, senza ritagliarlo; va incontro
a chi cerca il tuo aiuto; sorridi a chi ne ha bisogno, anche se la tua anima è
sofferente; esercita la giustizia arricchendola con il garbo della carità. Tale
sforzo gioioso è l'opposto della tiepidezza, che è la trascuratezza, mancanza di
interesse a Dio, pigrizia e tristezza negli atti di pietà. Per chi confida nel
Signore, nulla è completamente perduto. Se siamo umili, anche se abbiamo rotto
la nostra vita in mille pezzi, Dio saprà riaggiustarla: ci pentiamo, e Dio
perdona e aiuta sempre. Una debolezza, una caduta, ci devono dare motivo per
accostarci maggiormente a Dio: tutto si può aggiustare con un atto sincero di
umiltà. Dobbiamo quindi affrontare coraggiosamente le nostre miserie personali,
cercare di purificarci, sapendo che Dio non ci ha promesso la vittoria assoluta
sul male di questa vita, ma ci chiede lotta. Umiltà, sincerità, pentimento… e
riprendere la lotta. Bisogna saper ricominciare una volta e un’altra, tutte le
volte che sia necessario: Dio tiene conto della nostra fragilità. Esercitare
spesso l'esame di coscienza, ci può aiutare a capire la conoscenza di noi stessi
e ci fa confrontare la nostra vita a quello che Dio si aspettava da noi. L'anima
è stata talvolta paragonata a una stanza chiusa; quanto più si spalanca la
finestra ed entra la luce, tanto più vi si possono notare i difetti e la
sporcizia. Nell'esame, con l'aiuto della grazia, ci conosciamo come in realtà
siamo.L'esame fatto senza umiltà è fatto con occhi da cieco: "Son diventati duri
di orecchi e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire
con gli orecchi" Insieme nell'esame fatto con umiltà e alla presenza di Dio,
scopriremo la radice delle mancanze nella carità, nel lavoro, nella gioia e
nella vita di pietà, che si ripetono spesso nella vita, di modo che potremo
lottare con allegria. Spesso c'è, in ciascuno di noi, un difetto che prevale
sugli altri. Spesso un difetto sta alla radice di molti altri, e perciò vincerlo
significa fare molti passi avanti nel nostro cammino verso Dio, e spesso anche
nel rapporto con altri. Due sono i mezzi necessari per discernerne qual è questo
punto di lotta che dobbiamo mettere in primo piano: anzitutto la grazia di Dio,
senza la quale nulla possiamo nella vita interiore: e poi la direzione
spirituale: la persona che conosce bene la nostra anima, con la grazia speciale
di Dio, può suggerirci i campi di lotta, magari sconosciuti anche a noi stessi,
dove ci è richiesto un particolare impegno. Il suo incoraggiamento e la sua
preghiera sono un aiuto potente, se noi ci siamo fatti conoscere in tutta
sincerità. A volte, ci verrà anche indicato il modo più efficace per lottare e
per fare con frutto questo esame.
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