3. L'AMORE DI DIO E IL PROSSIMO
Durante la seconda guerra mondiale, un paesino tedesco fu completamente
distrutto da un bombardamento, e con il villaggio anche la chiesa. Sull'altare
maggiore vi era un crocifisso di grandezza naturale, molto venerato dai
contadini di quella regione, che lo ritrovarono tra le macerie, senza braccia.
Quando giunse il momento della ricostruzione, non si sapeva bene che fare di
quella bellissima scultura. Alcuni erano dell'avviso di ricollocarla restaurata
con delle braccia nuove, altri prevenivano la soluzione di fare una copia del
vecchio crocifisso, alla fine si decise di porre sopra l'altare la vecchia
statua così com'era stata ritrovata tra le macerie, con l'iscrizione: "Le mie
braccia siete voi..." Siamo noi le braccia di Dio nel mondo. Egli ha voluto
restare nel Tabernacolo perchè andassimo a trovarlo, ad ascoltarlo e a
rinfrancare le nostre forze. Il cristiano può produrre frutti che Dio si aspetta
da lui, solo se ha santità personale, cioè unione con Lui, perchè "nessuno può
dare quel che non ha". Solo dall'albero buono si possono raccogliere frutti
buoni. E l'albero è buono quando vi scorre linfa buona: la vita di Cristo. Il
Signore ci chiede senza sosta di portare chi sta intorno a noi alla salvezza,
alla gioia e alla generosità. L'apostolato non dipende tanto dalle qualità di
una persona, quanto dall'amore che porta a Dio. La mancanza di frutti apostolici
spesso denota l'assenza di vita interiore, di un autentico rapporto con Dio. Il
tiepido è rimasto impantanato nella crescita spirituale; é come un treno che,
abbandonato su un binario morto. Quando si cade nella tiepidezza non si traggono
più frutti dalle abbondanti grazie che lo Spirito Santo dà. Il tiepido diventa
simile al fico maledetto di cui narra il Vangelo. Questo passo della Sacra
Scrittura ci rattrista, ma al tempo stesso ci incoraggia a ravvivare la fede, a
vivere secondo la fede, affinché Cristo raccolga sempre frutto da noi. L'amore,
non lesina nessun sacrificio, e lo fa sempre con gioia: " Non sono mai gravosi i
compiti di coloro che amano". Una visita al Santissimo, un momento di
meditazione, possono diventare qualcosa di gioioso e gratificante perchè
incontriamo il Signore. L'amore è stato, ed è, il motore della vita dei santi;
ci da ali per superare qualsiasi difficoltà personale o nell'apostolato: ci
rende saldi davanti alle difficoltà. La tiepidezza ci blocca di fronte agli
ostacoli più insignificanti. L’amore di Dio, fa di una montagna un granello di
sabbia: “Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire etc…
potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” L’amore
di Dio trasforma l’anima. Insieme a Gesù, alla sua presenza, i giorni si
arricchiscono: il dolore e la malattia si trasformano in un tesoro; il lavoro
santificato riempie la nostra misera e vuota bisaccia che porteremo con noi
nella vita eterna; la vita con gli altri ci da tantissime possibilità di fare il
bene. Se amiamo Cristo, se lo seguiamo sinceramente, se non cerchiamo noi
stessi, ma solo Lui, in suo nome potremo trasmettere ad altri, gratuitamente,
quello che gratuitamente Lui ci ha concesso. Uniti a Cristo saremo apostoli, nel
mondo, in qualunque ambiente e situazione in cui ci ha posto la vita.
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