7. GIOIA E SACRIFICIO
Santa Teresa in un suo scritto dice: I tiepidi non abbracciano la croce, la
trascinano. Uno dei primi sintomi della tiepidezza è proprio il rifiuto, insieme
al disprezzo più o meno consapevole, della mortificazione. Difatti il Signore ha
detto:”Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via
che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto
stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi
sono quelli che la trovano”. Il Signore non chiede di rinunciare alle cose (alla
casa, ai beni, e a tutto il resto): ci chiede di rinunciare a noi stessi, di
offrirgli quello a cui teniamo di più, il nostro Dio. In fondo, tutti gli
ostacoli alla vita interiore hanno origine nell’amore disordinato alla propria
persona,(l’io sempre e davanti a tutto) e nelle varie forme dell’egoismo.
Dimenticarsi di sé per Cristo e preoccuparsi degli altri coduce alla libertà,
alla gioia e alla pace, rendendoci capaci di elevare il nostro sguardo a Lui.
Chi è abituato a non negarsi nulla, chi ha i sensi indisciplinati ed è disposto
ad accettare tutte le comodità di una vita molle, difficilmente potrà essere
padrone di sé e raggiungere Dio. La castità, la sobrietà, l’umiltà e la mitezza,
espressioni della temperanza,sono possibili soltanto con l’esercizio delle
piccole mortificazioni, con le quali è intimamente unità interiore, una gioia
densa di contenuti. La gioia del cuore è infatti il segnale infallibile di una
temperanza autentica. Paolo VI ricordava il pericolo che esiste oggi nel voler
nascondere la necessità del sacrificio e della mortificazione nella vita
cristiana. Spesso si affaccia la tentazione di considerare facile il
cristianesimo, di accoglierlo nei suoi conforti, ma senza alcun sacrificio,
cercando di renderlo conformista a tutti gli abituali del vivere mondano. Non è
così ! Il cristianesimo, non può essere esonerato dalla croce. Gesù ci ha detto:
“Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio
discepolo”. Il legno sul quale Cristo vinse il peccato è la strada che tutti
dobbiamo percorrere per raggiungere il Cielo: non vi è santità senza la Croce.
E’ triste mettere il cuore nelle cose che sono passeggere; è triste una vita
senza senso come lo è un dolore, che non avvicina a Dio; è triste lasciar
passare i giorni senza affrettarci verso il Signore; è triste la tiepidezza e il
peccato. Ma il sacrificio che porta, o dispone all’Amore non può mai essere
triste. La croce ogni giorno. Non un giorno senza croce; non un giorno in cui
non portiamo la croce del Signore. Il cammino della nostra santificazione
personale passa quotidianamente per la Croce:non è un cammino di infelicità,
perché Cristo stesso ci aiuta, e lì dove è Lui non c’è posto per la tristezza.
Qualche volta la croce del Signore si fa trovare in una grossa difficoltà, in
una malattia grave e dolorosa, in un disastro economico, nella morte di una
persona cara, nelle incomprensioni e nelle grandi ingiustizie. La croce –
piccola o grande – quando la si accetta, dà pace e gioia in mezzo al dolore;
diversamente, la ribellione fa perdere l’armonia interiore e l’anima si riempie
di tristezza e malumore. Tutti dobbiamo assumere un atteggiamento deciso, e
caricarcela sulle spalle. Al mattino ci sarà di aiuto considerare che il giorno
appena iniziato ha la sua croce, e tocca a noi scoprirla perché possa
santificarci. Il cristiano che rifugge sistematicamente il sacrificio non
troverà mai né Dio, né la felicità. Ma non è facile avere per tutta la giornata
questa disponibilità verso la croce. “Tanto leggero è il peso di Cristo che non
solo non opprime, ma anzi solleva”, ci giova portarlo per essere sollevati; se
lo deporremo, ci troveremo più oppressi. La mortificazione interiore ci ottiene
il controllo dell’immaginazione e della memoria, tenendo lontani pensieri e
ricordi inutili, e in special modo i moti disordinati dell’amor proprio, della
superbia e della sensualità. Bisogna mortificare il corpo. Un po’ meno quindi
nelle comodità, nei capricci; è nella vita ordinaria di tutti i giorni che
devono essere cercate le mortificazioni. Con la mortificazione ci eleviamo verso
il Signore; senza di essa, invece, restiamo attaccati alla terra. Per progredire
nel cammino interiore e per essere anche noi discepoli di Gesù, dobbiamo avere
una costante e abituale disposizione alla mortificazione.
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