Nel caos delle relazioni…
…faccio un po’ di ordine
4 forme di essere in relazione - comunione
l. "Essere tra" gli altri. Questa è la modalità più povera della relazione umana, perché prevede di essere in mezzo alle persone, alle cose e agli oggetti senza interazione o reciprocità. Si sta in mezzo alle persone come se fossero cose, con una distanza emotiva tale per cui ignoro le altre persone che stanno intorno a me. Non voglio male alle persone, semplicemente le ignoro, passo accanto senza fermarmi, nessuna relazione mi tocca.
Scrivi 5 situazioni (passate o presenti) in cui ti sei trovato o ti capita di trovarti in questo tipo di relazione.
2. "Essere con" gli altri. Qui entra la dimensione relazionale affettiva. In questa dimensione quando ci si incontra ci si riconosce e si è contenti di incontrare l'altra persona. Si fa esperienza dell'altro come essere diverso da noi, con le sue doti e i suoi difetti per cui anche il conflitto non è mai insanabile perché diventa la scoperta delle diversità dell'altro fino ad arrivare alla negoziazione di un significato comune. Per essere con gli altri è necessario entrare "in intimità" con loro, un'intimità fatta di attenzione, ascolto, tenerezza, silenzio, capace di cogliere la profondità dell' essere dell' altro
Di chi “mi interessa” per cui vivo proteso verso di lui (scrivo 9-10 nomi)?
Quali fatiche fai ad esprimere ciò che vivi con gli altri? Ci sono delle situazioni particolari?
3. "Essere per" gli altri. Questo non significa rinunciare alla propria individualità, ma sentire che non si può essere felici da soli. E' il superamento dell'egoismo, significa collocare il proprio baricentro fuori di se stessi, nell'incontro con l'altro. "Durante uno dei suoi molteplici viaggi in Australia Frankl ricevette in regalo un boomerang. Gli fu spiegato che tale oggetto ritorna verso colui che l'ha lanciato quando ha sbagliato mira, quando non ha colpito la preda. Proprio come la vita dell'uomo. Egli si chiude in se stesso quando ha fallito, quando ha sbagliato nel compito da realizzare, quando ha dimenticato qualcosa al di fuori di se stesso. In fondo, la maniera migliore per dimenticare le nostre preoccupazioni consiste nel darsi agli altri. La forma più sicura per ottenere la gioia e la pace è quella di fare qualcosa per gli altri. E questo può deciderlo solo il singolo. L'uomo è libero di costruire il proprio futuro. Sta a lui arricchirlo o deformarlo".
Nella tua storia, quando ti sei trovato “spostato” verso gli altri? Ne eri felice?
Riesci a riconoscere anche un’occasione in cui il “boomerang” ti è tornato indietro (ti sei ripiegato su di te) ed ha fatto male?
4. "Essere in". Questa modalità di relazione riguarda il rapporto con l'Assoluto, con Dio. "L'essenza dell'esistenza umana sta nella sua auto-trascendenza. E per auto-trascendenza si intende il fatto che essere uomo vuol dire fondamentalmente essere orientato verso qualcosa che ci trascende, verso qualcosa che sta al di là e al di sopra di noi stessi, qualcosa o qualcuno, un significato da realizzare, o un altro essere umano da incontrare e da amare. Di conseguenza, l'uomo è se stesso nella misura in cui si supera e si dimentica".
In quali occasioni hai avuto la percezione che il tuo vivere passava attraverso Dio stesso? Una parabola verso l’alto che ricadeva sulla tua vita concreta!
“Io mi servivo di quelle ricreazioni lunghissime per avvicinare ogni ragazzo. Con una parola all'orecchio, a uno raccomandavo maggior obbedienza, a un altro maggior puntualità al catechismo, a un terzo di venirsi a confessare, a un altro ancora suggerivo un pensiero di riflessione, e così via. Posso dire che la ricreazione era il tempo in cui agganciavo un bel numero di ragazzi, che al sabato sera o alla domenica mattina vanivano con molta buona volontà a fare la loro confessione.”
Don Bosco
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