Sardegna

 

 

 

 

 

Un po’ di storia

 

Sino al 1859 (anno in cui ebbe inizio la seconda fase del Risorgimento italiano), la Sardegna era divisa in quindici prefetture; con l’unità d’Italia queste vennero abolite e la regione venne divisa in due province (Cagliari e Sassari); la terza provincia, Nuoro, sarà istituita nel 1927, la quarta, Oristano, solo nel 1974. Tra il 2001 ed il 2005 le quattro province sono state ridimensionate e sono state costituite quattro nuove province: Carbonia-Iglesias, Medio Campidano e Ogliastra (già prefetture nell’Ottocento) e Olbia-Tempio.


 

 

La provincia del Medio Campidano si apre alla scoperta del fascino di una natura dolce ed ancora aspra (una Sardegna “prima dell’Aga Khan”).

Luoghi generosi dove la vegetazione diventa più verde, gli scenari più suadenti, l’atmosfera più familiare; il tempo rallenta, talvolta si ferma e indietreggia.

La provincia è caratterizzata da tre diverse aree geografiche che individuano tre differenti ambienti naturali. Al centro la pianura del Campidano con le pregiate colture agricole, ad est le dolci colline della Marmilla disseminate di piccoli centri rurali, ad ovest il rilievo montuoso del Linas, bacino minerario di rilievo nazionale, che lambisce il mare con estesi deserti sabbiosi.

La provincia è il centro della Civiltà Nuragica, la cui massima espressione risiede nella reggia Su Nuraxi di Barumini (dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco).

 

 

Su Nuraxi-Barumini

 

 

Andiamo a scoprire il versante ovest della provincia che si affaccia sul mar di Sardegna…

Un pezzo d’Africa, una cinquantina di chilometri dai colori tipicamente tropicali incastonata tra Capo Pecora e Capo Frasca, la Costa Verde. La chiamano Costa Verde perché gli arbusti di lentischio e corbezzolo, le pinete, i cespugli profumati, i cuscini di elicriso, le distese di asfodeli, le ginestre e le colonie di ginepri centenari dalle forme sinuose e contorte ricoprono le colline e le dune circostanti che scendono fino al mare. Tutt’intorno solo il mare tipico dell’ovest della Sardegna, selvaggio e raramente calmo, che nelle giornate migliori assume colorazioni straordinarie, grazie ai fondali sabbiosi.

L’unico comune ad affacciarsi sul mar di Sardegna è Arbus. Partendo da sud incontriamo, tra le più famose, Capo Pecora, Scivu, Piscinas, Portu Maga, Funtanazza, Torre dei Corsari, Pistis e per finire il promontorio di Capo Frasca al confine con l’oristanese.

Il promontorio di Capo Pecora, suggestiva località marina dalle acque blu intenso, punta estrema delle coste della provincia, al confine con l’Iglesiente, testimonia l’antichità geologica del luogo coi suoi fossili, i suoi caratteristici ciottoli e le sue falesie.

 


 

                                              

                    Caratteristici ciottoli di Capo Pecora      Rocce granitiche di Capo Pecora

                            

 

 

Proseguendo verso nord ci imbattiamo nella spiaggia di Scivu, una delle più belle di tutto il Mediterraneo, una lunga lingua di sabbia dorata  nascosta tra la colonia penale di Is Arenas e le falesie di Capo Pecora (le cosiddette Perdas ‘e Alba), una distesa di massi ovali biancheggianti scolpiti dal mare e dal vento, adagiati in calette dove si specchiano le scogliere.

Costituita da sabbia finissima definita “parlante” per via del sordo rumore che si può udire camminandoci sopra, la spiaggia è sovrastata da una parete sabbiosa che cede poi il posto ad alti promotori rocciosi, battuti dal vento di maestrale.

 


          

                                         Spiaggia di Scivu                                Spiaggia di Is Arenas

 

       

 

Poco più su vi è la spiaggia più lunga del comune, un lembo di Sahara che scivola nel mare, Piscinas.

Le dune che caratterizzano Piscinas, tra le più grandi in Europa, che il maestrale modella giorno dopo giorno, sono state dichiarate patrimonio dell’Unesco. L’antica insenatura è stata progressivamente colmata dai detriti portati verso il mare dal Rio Naracauli e dal Rio Piscinas. Diversamente da quelle desertiche, le dune di Piscinas in più punti risultano colonizzate e consolidate da una particolare vegetazione che si è adattata al difficile ambiente: ginepri coccoloni e fenici, con individui plurisecolari, lentischi, ginestre, euforbie che si alternano ad ampie distese di tamerici e giunchi in prossimità dei corsi d’acqua e delle zone umide.

Fino agli anni ’50 Piscinas era uno dei punti di partenza dei carichi di materiali estratti nelle miniere circostanti (l’ex deposito è divenuto, grazie ad una sapiente opera di restauro nel rispetto del territorio, un hotel di charme).

Bastano poche bracciate con maschera e pinne per scoprire il relitto di una nave inglese che da duecento anni sta di fronte a Piscinas col suo carico di piombo, il fasciame in vista ed il cannone che spunta dalle profondità attraverso la sabbia.

 


 

Dune di Piscinas

 

 

 

 

 

Proseguendo in direzione Capo Frasca incontriamo la spiaggia di Portu Maga, tre km di sabbia punteggiata di rocce piatte ricca di “occhi di santa Lucia”, tipiche conchiglie dai riflessi madreperlati.

 

 

Occhio di santa Lucia

 

 

Poco distante è la distesa di sabbia granulosa circondata da scogli di Funtanazza, circondata da una fitta e rigogliosa pineta dove domina il canto delle cicale. La spiaggia è sormontata dalla struttura della vecchia colonia marina, costruita, negli anni Cinquanta, per ospitare i figli dei lavoratori delle miniere di Montevecchio e di Ingurtosu.

Proseguendo, troviamo una delle località più suggestive della costa, una spiaggia di sabbia fine dorata: Torre dei Corsari. Essa prende il nome dalla torre di avvistamento di Flumentorgiu risalente al 1500 da cui è possibile vedere il borgo e la spiaggia di Pistis, le cui dune circostanti ospitano la Casa del poeta: un gigantesco ginepro secolare, trasformato da due coniugi di Guspini in un casa i cui piccoli vani sono ricavati dal contorto e sinuoso intrecciarsi dei rami.

 


 

                   

               Torre di Flumentorgiu-torre dei Corsari                  Casa del Poeta

                                                      

 

 

Ed eccoci a Capo Frasca, spiaggia fortemente battuta dal vento, frequenta da surfisti di ogni genere. La zona è sede di una base militare, poligono di tiro sulla costa occidentale dell'Isola, utilizzato dalle aeronautiche e dalle marine italiane, tedesche e Nato per esercitazioni di tiro a fuoco aria-terra e mare-terra. Le ricadute sul territorio non sono poche, a cominciare dal divieto di esercitare la pesca per proseguire col divieto di balneazione e il pericolo di ordigni in mare. Al poligono è collegato l’aeroporto militare Nato di Decimomannu, situato a sud dell’isola, che rappresenta la base aerea più attiva in Europa.

 

 

 

Capo Frasca-spiaggia Sa Niedda