ROCA DI MELENDUGNO

 

 

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Melendugno è una cittadina in provincia di Lecce , situata nel Salento centro-orientale. Si tratta di un centro agricolo comprendente sei frazioni:

 

*      Borgagne,

*      Torre Specchia Ruggeri,

*      San Foca,

*      Roca Vecchia,

*      Torre dell’Orso,

*      Torre Sant’Andrea.

 

 

La prima si trova nell’entroterra, le successive cinque si trovano sulla costa.

 

Il toponimo di Melendugno potrebbe derivare dalla radice del nome di Malennio, personaggio mitologico che, secondo la tradizione, fondò la città di Lecce. In seguito si sarebbe trasformato da Malandugno (portatore di sventura) a Melendugno (portatore di dolcezza).

Un'altra ipotesi, supportata anche dallo stemma comunale,

 

 

                                                            Melendugno-Stemma

 

 

che ricorda l’attività dell’apicoltura estintasi nel corso del ‘900 a causa di una disinfestazione, riconduce l'origine del nome al miele (che in dialetto locale si chiama mele) e all'attività delle api.

 

Le prime testimonianze abitative nel territorio sono riconducibili all'età del Bronzo; risalgono a quest'epoca i due dolmen, Placa e Gurgulante, individuabili nelle immediate campagne della cittadina.

 

 

 

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                                       Dolmen Gurgulante                                                                                       Dolmen Placa

 

 

Il primo insediamento abitativo vero e proprio è rappresentato, invece, da Roca Vecchia, un piccolo lembo di terra costiera stratificato; la costa è prevalentemente rocciosa, molte le calette e gli anfratti, remotamente abitati dagli anacoreti provenienti dall’Impero Romano d’Oriente.
Gli scavi effettuati hanno evidenziato un imponente sistema di fortificazioni risalente all’età del Bronzo (XV-XI secoli). Più volte distrutta e ricostruita, fu abbandonata in epoca romana e nuovamente abitata nell'Alto Medioevo. Agli inizi del XIV secolo, Gualtieri di Brienne, conte di Lecce, ne fece una città fortificata, che nel 1480 subì le incursioni turche. Liberata l’anno successivo, divenne rifugio di corsari barbareschi, tanto che nel 1544 il governatore della provincia di Terra d'Otranto, dette l'ordine di raderla al suolo. La distruzione di Roca Vecchia determinò la nascita, nell'entroterra di Roca Nuova, un villaggio cinquecentesco fondato dai profughi. Il villaggio, era costituito da modesti ambienti abitativi e da una piccola chiesa dedicata a San Vito martire, la cui parrocchia fu soppressa con l'abbandono dell'insediamento avvenuto nella seconda metà del XIX secolo per cause legate alle condizioni malsane del territorio. Un'imponente torre rettangolare fu eretta a difesa dell'abitato.

 

 

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                         Torre di avvistamento - Roca Vecchia                      Torre di difesa - Roca Nuova


 

Per quanto riguarda il centro urbano di Melendugno, pare abbia avuto origine verso l'XI secolo con l'arrivo dei Normanni. Sotto i Normanni, i monaci basiliani si stanziarono sul territorio. Come per gli altri centri del Salento, anche Melendugno conobbe le vicende feudali. Si susseguirono vari “padroni”, gli ultimi dei quali furono i D'Amely, che regnarono fino al 1806, anno in cui Giuseppe Bonaparte abolì la feudalità nel Regno di Napoli.

 

 

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                                                        Castello d'Amely

 

 

Il toponimo di Borgagne proviene dalla espressione Borgo d'Agne, ovvero "Borgo dell'agnello", modo di dire risalente al XIV secolo, quando le attività prevalenti della popolazione del posto erano l'agricoltura e l'allevamento. Dal 1464 fu proprietà dei Petrarolo che nel 1497 fecero costruire il castello “Petraroli”, un edificio a due piani con pianta quadrata, un cortile interno, una torre difensiva a base circolare.

Il centro storico conserva testimonianze architettoniche dei secoli  XVI e XVII: una casa-torre con archetti pensili, una colonna ad angolo, i monogrammi di Cristo e della Vergine, alcune case “a corte”. Da citare, inoltre è il frantoio semipogeo “Sciurti”, sito nel seminterrato di un palazzo Cinquecentesco.

 

 

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                        Castello Petraroli                                          Frantoio Sciurti

 

 

In corrispondenza di Torre dell’Orso il tratto di costa rocciosa che si stende a nord verso  San Foca e a sud verso Torre Sant’Andrea, lascia spazio ad una delle più ampie spiagge di sabbia finissima color argento che si specchiano nel mar Adriatico Salentino. Tra la spiaggia ed il paese, che sorge in una zona sopraelevata, si trova un’ampia zona pinetale, creata nell’era fascista per bonificare la zona.

Il toponimo deriva dalla presenza, sulla costa, di una torre di avvistamento del XVI secolo di forma tronco-piramidale a base quadrata, sormontata da un falconetto di bronzo (         cannone di piccolo calibro). Secondo un’ipotesi orso farebbe riferimento alla foca monaca; più verosimilmente sarebbe da ricondurre a Urso, cognome del probabile proprietario dell'agro nell'antichità. Stando ad un'altra interpretazione, avendo le torri costiere nomi di santi, il suo nome doveva essere Torre di Sant'Orsola, da cui Torre dell'Orso. Altra ipotesi è quella per la quale, essendoci sotto la torre una formazione rocciosa che rappresenta il profilo di un orso, il nome derivi da questa.

 

            F:\Comunità Tabor\comunità tabor-viaggi\melendugno luglio 2010\torre dell'orso dalla spiaggia USATA.jpg   F:\Comunità Tabor\comunità tabor-viaggi\melendugno luglio 2010\orso.jpg                        

                             Torre dell'Orso                                      Scoglio dell'orso

                 

Nella scogliera sottostante la torre, a nord della baia, sono presenti antiche grotte, oggi murate. Nell'estremo sud della baia di Torre dell'Orso, a poca distanza dalla spiaggia, si incontrano due faraglioni, vicini e simili, detti Le due Sorelle. Secondo la leggenda due sorelle un giorno decisero di sottrarsi alle fatiche quotidiane cercando refrigerio nel mare. Giunte a Torre dell'Orso, si tuffarono da una rupe nel mare in tempesta non riuscendo più a guadagnare la riva. Gli Dei, mossi a compassione, le tramutarono nei due suggestivi faraglioni.

 

 

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                                                        Scogli delle due Sorelle

 

 

Approdo di pescatori, Torre Sant’Andrea è sovrastata da una grande e fresca pineta che arriva fino ai Laghi Alimini. Al centro della piccola insenatura scorre una piccola sorgente d'acqua ai lati della quale si aprono diverse grotte, un tempo ricovero di pescatori che vi dimoravano stabilmente.

Il tratto di costa, in prevalenza costituita da morbida roccia di natura tufacea, è rimasto quasi incontaminato. L’erosione del vento e dell’acqua ha dato vita negli anni a piccole calette, ad archi naturali, a grotte e ad alcuni faraglioni che, insieme alle diverse tonalità di colore che il mare assume a seconda della tipologia del fondale, dipingono uno scenario variopinto di rara bellezza. La costa possiede punti distinti, con nomi specifici in dialetto salentino: “Lu Tafaluru”, “la Punticeddha”, “La Colonnina”, “la Punta te Lu Pepe”, “Il Bastimento”, per citarne alcuni…

 

 

                                    F:\Comunità Tabor\comunità tabor-viaggi\melendugno luglio 2010\sant'andrea tafaluro USATA.jpg         F:\Comunità Tabor\comunità tabor-viaggi\melendugno luglio 2010\punta te lu pepe USATA.jpg                        

                                        Lu Tafaluru                                        Punta te Lu Pepe

                      

 

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                                                            Bastimento

 

 

San Foca è situata tra Torre Specchia Ruggeri e Roca Vecchia. Il nome deriva dalla omonima Torre tronco-conica, che si trova in prossimità della costa accanto alla quale sorge la piccola cappella settecentesca con gli altari dei SS. Pietro ed Andrea Foca.

 

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                                                         Torre San Foca

 

 

La torre, conosciuta anche come Torre di San Fucà o di Capo di Sapone fu costruita dal maestro Antonio Saponaro di Lecce, con funzione di avvistamento; presenta base quadrata e corpo tronco-piramidale. Nel 1576, il sindaco di Lecce Gaspare Maremonte donò un falconetto di 3 libbre, come corredo all'armamento della torre. Attualmente la torre è stata restaurata ed ospita gli uffici della capitaneria di Porto.
La costa è rocciosa ed è caratterizzata da due insenature sabbiose (a nord e a sud del porto). Nell'insenatura nord sono presenti alcuni scogli, il più famoso dei quali prende il nome di Scoglio dell'otto per via della sua forma caratteristica.
Ai piedi della torre, nel tratto di bassa scogliera, tra la spiaggia degli Aranci e quella dei Brigantini, troviamo la “Grotta dell'Amore” oppure "Grotta degli Amanti". La leggenda narra che due giovani innamorati si rifugiarono in questa grotta per ripararsi dal freddo vento di tramontana; all'interno, parlando d'amore e non accorgendosi che il mare s'ingrossava e che la marea saliva, morirono abbracciati. 
 

 

 

 

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                                    Litorale San Foca                                  Grotta degli Amanti

 

 

Sulla costa (al di sopra di San Foca) si erge una torre a base quadrata con forma tronco-piramidale, Torre Specchia Ruggeri, che sancisce il punto di confine tra il comune di Vernole e il comune di Melendugno, il cui stato di conservazione, purtroppo, è pessimo.

La costa in corrispondenza di Torre Specchia, per lo più bassa, è costituita da lingue rocciose, ricche di vegetazione mediterranea, tra le quali si aprono piccole baie  e calette sabbiose e insenature ricche di scogli, nonché isolotti ricchi di colonie di ricci visibili ad occhio nudo.

Punto di passaggio e luogo di sosta per i pesci, è un vero paradiso per i pescatori.

 

 

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Torre Specchia Ruggeri