Il Parco Nazionale del Vesuvio
Il Parco Nazionale del Vesuvio è una realtà giovane, benché abbia alle spalle molti anni di lotta di ambientalisti italiani decisi a conservare l’unico vulcano continentale attivo in Europa, nonché uno dei più famosi se non il più famoso al mondo.
Siamo nel 1972 quando 1.005 ettari, inclusi tre quarti del cratere, entrano a far parte della Riserva naturale Tirone - Alto Vesuvio; ma passeranno altri 7 anni prima che il Comitato ecologico pro Vesuvio chieda l’istituzione del parco e si dovrà aspettare ancora un anno ed un evento catastrofico, il terremoto dell’Irpinia del 1980, prima che in Italia si cominci a pensare ad una seria politica di protezione civile.
Appena 10 anni dopo, in occasione dei mondiali italiani di calcio, Tangentopoli “propone” il progetto di una nuova funicolare (la precedente era stata smantellata definitivamente nel 1958): il cantiere viene aperto ma l’impianto (io direi per fortuna) non sarà mai fatto, bloccato dalla presa di coscienza dei probabili rischi e dalle preoccupazioni ambientali.

Antica funivia del Vesuvio
Curiosità: l’antica funivia del Vesuvio, inaugurata nel 1880, ispirò la celebre canzone “funiculì funiculà”.
Il Parco Nazionale del Vesuvio viene previsto, insieme ad altre aree protette italiane, dalla legge quadro n. 394 del 1991, ma diventa realtà solamente nel 1995.
Al momento, con i suoi 8.482 ettari, è tra i più piccoli d'Italia ma, nonostante le ridotte dimensioni, offre una straordinaria varietà di mete turistiche, dalle rocce vulcaniche ai fitti boschi, dai centri storici ai monumenti, passando per distese di lava ed antiche città.

La Riserva Naturale Tirone - Alto Vesuvio è stata per 23 anni l'unica forma di tutela della parte alta del vulcano. Comprende l'Atrio del Cavallo, buona parte delle lave del 1944, tre quarti del cratere e del vulcano.
Principe del parco, a dominare su tutto e tutti, il Vesuvio, la cui fisionomia si è largamente modificata nel tempo. Fu probabilmente la deflagrazione del 79 d. C. a far nascere, all'interno del Monte Somma, l'edificio vulcanico del Vesuvio. Da allora varie volte, dopo ogni eruzione, la montagna è apparsa diversa per forma ed altezza. Nel 1631 e nel 1906 si abbassò, mentre le lave del 1944 l'alzarono di circa cento metri, provocando anche un approfondimento del cratere e la scomparsa del conetto avventizio immortalato in tutte le fotografie del primo Novecento.

Oggi il Gran Cono è separato dalla cinta craterica del Somma dagli spettacolari solchi dell'Atrio del Cavallo, della Valle del Gigante e della Valle dell'Inferno, che formano uno degli ambienti vulcanici più interessanti ed emozionanti del parco. Il recinto craterico del Somma, ancora ben conservato nel settore settentrionale, domina la valle del Gigante con speroni rocciosi e ripidi pendii di ghiaia e sabbie vulcaniche. Ha un tipico andamento a saliscendi e culmina, da nord-ovest a sud-est, nei Cognòli di Santa Anastasia (1.086 metri), nella Punta del Nasone (1.132 metri) e nei Cognòli di Ottaviano (1.112 metri), cui seguono le modeste elevazioni dei Cognòli di Levante (874 metri), caratterizzati dalle più famose formazioni di lave "a corda" del parco
Il Vesuvio tocca i 1.281 metri. La vetta si trova nel tratto nord-orientale della cinta craterica, in corrispondenza delle pareti di lava che precipitano per quasi 400 metri fino al fondo del cratere. Sul lato più basso, quello affacciato verso Napoli e la costa, l'orlo del cratere arriva a 1.158 metri e il dislivello tra il fondo e l'orlo è di circa 230 metri.
Sul versante che da sulla costa, ai piedi delle ripide ghiaie del Gran Cono, tra i 600 e i 900 metri di quota, si distendono i pendii occupati dalla foresta demaniale del Vesuvio, cuore della riserva naturale Tirone - Alto Vesuvio. Impiantata sulle lave a partire dal 1912, la foresta fu attraversata dalle colate del 1944, i cui depositi sono ancora chiaramente visibili.
Tra le numerose formazioni laviche minori consolidate sui fianchi del vulcano sono particolarmente evidenti i resti delle colate del 1631 (che raggiunsero il litorale tra Torre del Greco ed Ercolano), e quelle del 1794 e del 1858. Il Colle Umberto, che raggiunge gli 886 metri è stato creato dalle eruzioni registrate tra il 1895 e il 1899.
Le lave del 1906, che causarono gravi danni a Torre Annunziata, Boscotrecase, San Giuseppe Vesuviano e Ottaviano, si riconoscono ancora facilmente sul versante sud-orientale del vulcano e nella Valle dell'Inferno, dove spicca una cupola creata dall'eruzione del 1937.
Ultime a essere state eruttate dal vulcano, le lave del 1944 si distinguono nell'Atrio del Cavallo, nella foresta demaniale e intorno al Colle Umberto, e sono spesso caratterizzate da belle formazioni "a corda".
Conetti e crateri avventizi si possono osservare a quote molto basse nella zona di Torre del Greco e Boscotrecase. Su uno dei più caratteristici nel Seicento fu innalzato il convento dei Camaldoli della Torre. Altri edifici vulcanici minori, come le bocche Fossamonaca e il Viulo.
Il Monte Somma è la parte antica del vulcano, separato dal Vesuvio dalla Valle del Gignate, iniziò ad eruttare circa 300.000 anni fa. Oggi, nettamente più basso del Vesuvio, raggiunge la sua altezza massima con la Punta del Nasone a 1.132 metri.

A 609 metri di quota, l’Osservatorio Vesuviano, costruito sul colle Umberto per volere di Ferdinando II di Borbone, fu inaugurato nel 1841 dal fisico Macedonio Melloni. L’elegante sede ottocentesca ospita un museo in cui si possono osservare lave, bombe vulcaniche ed una collezione di sismografi del primo Novecento.
Oggi è l’ente di Stato incaricato della sorveglianza, oltre che del Vesuvio, anche dei Campi Flegrei, dell’Epomeo, dell’Etna, di Stromboli e Vulcano.

sede storica Osservatorio Vesuviano
Ai piedi del Vesuvio troviamo la valle del Gigante, un solco che separa i ripidi pendii del monte Somma da quelli del gran cono ed include l'Atrio del Cavallo, un anfiteatro naturale, il cui nome si fa derivare dall’abitudine dei turisti diretti al cratere di lasciarvi asini e cavalli, ed una gola conosciuta come Valle dell'Inferno, probabilmente uno dei luoghi più appartati e suggestivi del Parco, purtroppo minacciato nei primi anni '80 dall'incredibile progetto di costruirvi un campo da golf ed in parte deturpato da un brutto rifugio (oggi in rovina). Nella valle sono ancora distinguibili le bocche del 1906, le lave del 1891-93, quelle del 1926 e la cupola del 1937.

Ai piedi del vulcano troviamo varie città, in parte distrutte dalle varie eruzioni del Vesuvio.
Pompei, uno dei siti archeologici più noti, di straordinario interesse, svela gli ambienti e i modi di vita di duemila anni fa. Gli scavi, iniziati nel 1748, fecero affiorare, oltre ai monumenti, residenze, botteghe, fontane e strade lastricate. Insieme a Pompei, come ben noto, fu distrutta anche una cittadina sul litorale dominato dal vulcano, Ercolano. Gli scavi scoprirono le Terme, la Palestra, varie case affrescate, il Porto e il Teatro, che sorge al di sotto della città moderna. Di grande interesse sono le ville settecentesche allineate sul cosiddetto "Miglio d'Oro”
Nel 1738 Carlo III di Borbone ebbe l’idea di far costruire la Reggia di Portici, lanciando tra i nobili napoletani la moda di possedere una residenza proprio ai piedi del Vesuvio. Per emulare i Borbone, infatti, molte delle famiglie più importanti fecero costruire eleganti dimore lungo il primo tratto della strada delle Calabrie, che collegava Napoli con le province più meridionali del Regno. Il tratto, che attraversa Barra, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano e Torre del Greco, spesso attraversato dalle carrozze dei nobili, venne presto soprannominato il "Miglio D'Oro".
Oggi le ville vesuviane sopravvissute all'invasione del cemento sono 122.
Sul versante settentrionale del vulcano, Somma Vesuviana conserva un interessante centro storico e un territorio ancora in buona parte integro.
Da menzionare è il museo della vita contadina, che raccoglie 3.200 oggetti di uso quotidiano provenienti da tutta la Campania.
Popoloso centro agricolo ai piedi del Monte Somma, Ottaviano è stata a lungo frequentata per villeggiatura. La cittadina è dominata dall'imponente castello che ospitò nel 1085 papa Gregorio VII. Distrutto nel 1304 da Carlo d'Angiò, il fortilizio fu ricostruito a partire dal 1567 da Bernadetto de' Medici. Nel 1892 vi dimorò Gabriele D'Annunzio.

castello mediceo-Ottaviano
Per quanto riguarda la fauna, sul Vesuvio si conservano specie di notevole interesse.
Tra i mammiferi si incontrano il ghiro, il topo quercino e il moscardino, la volpe. Il coniglio selvatico, considerato estinto negli anni Settanta, è oggi nuovamente segnalato. Facile da avvistare nei boschi e tra le ginestre è la lepre comune che, introdotta a scopo venatorio, si è ormai perfettamente adattata all'ambiente del vulcano.
Segnalate ma decisamente più rare, sono la faina e la donnola. Non è certa invece la presenza del tasso.
Da segnalare, infine, la forte presenza dei cani selvatici.
Gli uccelli che si incontrano sono per la maggior parte migratori, poichè il Vesuvio è posto lungo la rotta migratoria che dall'Africa sud-sahariana conduce ai paesi dell'Europa centro e nord-occidentale in cui avviene la riproduzione. Le specie regolarmente segnalate all'interno del parco (tra migratori e stanziali) sono circa 150.
Del gruppo dei rapaci notturni ricordiamo l'assiolo, il più piccolo predatore della notte del nostro paese.
Molto comune è il cardellino, che frequenta i campi di lava in quanto ghiotto dei semi delle piante pioniere.
Tra le specie solo recentemente scoperte sulla montagna spiccano la sterpazzola, la magnanina e il codirossone.
Nel Parco vivono dodici specie di rettili ed anfibi, i più vistosi sono senz'altro il cervone, che può raggiungere i due metri di lunghezza, e il biacco. Tra i serpenti rientrano anche il colubro di Esculapio o saettone e la vipera comune. A loro si aggiungono la tarantola muraiola, il geco verrucoso e la diffusissima lucertola campestre. Estinta allo stato selvatico, la testuggine comune riappare frequentemente nei giardini privati e negli orti.
Gli anfibi, sono rappresentati dal rospo comune e dalla rana verde.
Il terreno lavico alle falde del vulcano è rimasto quello fertile esaltato da Plinio il Vecchio. Il rilancio dei prodotti dei territori che circondano il vulcano è infatti tra gli obiettivi primari del parco.
Del centinaio di vitigni tipici del Vesuvio, sono ancora coltivati il piedipalomba (o piedirosso), il greco del Vesuvio, il coda di volpe e il caprettone, cui si sono aggiunti l'aglianico e la falanghina. Dall'uva si ricava anche il celebre Lachryima Christi.
Le albicocche del Vesuvio erano celebri già nell'antichità. Numerose le varietà, come la boccuccia, la baracca, la vitillo, la pollastrella e la cafona. Ottime anche le ciliegie (malizia e durona del monte), la susina pazza di Somma e l'uva catalanesca, che matura tra ottobre e novembre e può essere a sua volta utilizzata per la vinificazione.
Tipici dell'agro vesuviano sono i pomodorini (in dialetto spongilli) che vengono conservati facendoli seccare al sole, i friarielli, i cavolfiori giganti e la cipolla della regina, coltivata soprattutto nei dintorni di Pompei.
Anche la raccolta dei pinoli, qui particolarmente profumati, è tradizionale nelle pinete ai piedi del Vesuvio.
Ed ora mi chiedo come sia possibile utilizzare
o anche solo pensare di utilizzare questi luoghi come discarica…
Ai posteri l’ardua sentenza!