“Esaminate voi stessi se siete nella fede,
mettetevi alla prova” (2 Cor 13,5)
Il discorso fede è un discorso tante volte preso alla leggera o, nella peggiore delle ipotesi, addirittura bistrattato. Mi è venuto di scrivere questo stralcio dopo aver meditato questo versetto che S. Paolo scrive nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto. Rivedendo il cammino della nostra comunità Tabor, constato con dolore che non tutti i fratelli prendono a cuore il loro cammino di fede. Questo lo dico non solo in riferimento al cammino ufficiale che stiamo facendo insieme, ma anche e soprattutto rispetto al cammino di vita spirituale, che ognuno di noi è chiamato a percorrere, con non senza i suoi rischi e le sue fatiche. S. Paolo, nella sua lettera ai Tessalonicesi scrive: “Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione” (2 Te3,11). Alcune volte mi è difficile relazionarmi con chi vive alla leggera il suo essere cristiano, pensandolo solamente come un impegno tra gli impegni, o addirittura come qualcosa di superfluo da vivere nel tempo libero! Io credo che ognuno di noi dovrebbe seriamente interrogarsi sul come vive il suo essere cristiano. Infatti il problema serio nasce proprio da una concezione sbagliata di fede che abbiamo. Noi pensiamo che vivere la fede significhi semplicemente autodefinirci cristiani e questo è del tutto erroneo, poichè il problema non riguarda tanto: “fare” il cristiano, ma è “l’essere” la vera questione da tirare in ballo! Se rivedessimo seriamente le nostre giornate, ci accorgeremmo che tutto quello che noi facciamo è un fare automatico, routinario e sterile. Siamo impigliati nella rete del consumismo e dell’efficientismo e costretti a vivere come delle macchine, che procacciano dei beni che vanno a soddisfare il nostro io e a riempire le zone d’ombra della nostra esistenza. La fede è un discorso che tiriamo fuori nei momenti di difficoltà o quando, vivendo un periodo positivo della nostra esistenza sotto tutti i punti di vista, ci lasciamo prendere dall’entusiasmo della prima chiamata, per cui la nostra coscienza non ha alcunché da rimproverarci. Il dramma nasce proprio quando pensiamo che, tutto sommato, quello che facciamo nell’ambito fede risulti più che sufficiente a mantenere viva quella piccola fiammella ricevuta nel giorno del nostro battesimo. Uno dei problemi che riscontro frequentemente, specie nei giovani, è la negligenza, che paralizza la crescita spirituale. Salomone la descrive con un'immagine che richiama forte il pericolo e le conseguenze dell’essere negligenti, infatti dice: “Sono passato vicino al campo di un pigro, alla vigna di un uomo insensato: ecco, ovunque erano cresciute le erbacce, il terreno era coperto di cardi e il recinto di pietra era in rovina. Osservando, riflettevo e, vedendo, ho tratto questa lezione: un po’ dormire, un po’ sonnecchiare, un po’ incrociare le braccia, per riposare e intanto viene passeggiando la miseria e l’indigenza come un accattone” (Proverbi 24,30-34). Salomone ci sta dicendo: “Tutto è stato sprecato dalla negligenza: ho visto in prima persona quello che accade quando siamo pigri e ne ho imparato una lezione”. L’esperienza amara che fa Salomone si può estendere anche riguardo a come noi viviamo la nostra fede, specie se abbiamo scelto liberamente di fare un cammino che ci aiuti a concretizzare il nostro essere cristiani. In questo momento mi verrebbe di citare i nomi che sto pensando mentre scrivo quanto è scaturito dalla mia meditazione, ma non sarebbe giusto né leale, io penso che se tu stai leggendo queste parole, ti stai anche interrogando e mettendo alla prova, esaminando te stesso e il tuo modo d’essere credente. Un aspetto che certamente non aiuta a vivere in pienezza la propria fede è il fatto che nella nostra vita non ci sono delle vere e proprie priorità. Vedo persone che scelgono sempre altro rispetto al Signore e che tante volte antepongono a Gesù Cristo le scuse più banali, come per esempio: “ …devo sentirmi libero; non ho tempo; devo studiare; devo lavorare (quando poi, sai benissimo che se hai qualcosa che reputi più importante, hai anche la faccia tosta di chiedere un giorno di permesso); sto male; sono ancora troppo giovane; non ho voglia; non so scegliere; e così via!”...fino a quando non tocchiamo il fondo! In quel momento mi verrebbe il desiderio di non ascoltarti, oppure di lasciarti nello stato confusionale e sofferente in cui ti trovi, ma questo solo per tuo giovamento. Mi chiedo allora, perché tante scuse per vivere bene la fede? Perché non avvertire l’esigenza di essere più radicali? Chi è veramente Gesù nella tua vita? Perché la fede deve essere la cenerentola di turno? Non sei stanco e non ti senti vigliacco rispetto a quello in cui dici di credere? Hai anche il coraggio di proporti come modello da seguire! Almeno, se posso darti un piccolo consiglio, cerca di stare zitto e non andartene a parlare di fede, di Vangelo, proprio tu, che non hai nemmeno il tempo di guardarti dentro e vivi la tua fede in maniera disordinata, pessima, tante volte confondendola con qualche "emozioncina" e paragonandola allo stesso livello dei tuoi sporchi interessi!!! Ci sono persone nuove, i cosiddetti "neofiti", che ti guardano e si aspettano molto da te, cosa penserebbero se le risonanze che vengono fuori fossero solamente incongruenze? Non credi, sia meglio un domani, quando ci troveremo davanti a Dio, di rispondere solo delle nostre scelte, senza essere presi a all’improvviso a rispondere al cattivo esempio che abbiamo dato? Pensi che la fede sia un discorso privato? Ti sbagli, non abbiamo bisogno di pagliacci, ma di uomini e donne vere, che avendo incontrato il Signore, almeno come dicono, siano disposti a vivere in pienezza e nella verità la loro fede e a cominciare a mettere al primo posto quello che davvero conta nella vita! D’altronde è Gesù stesso che dice: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me (Mt 10,37). E ancora: “Perché, chi vorrà salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16,25). Sono queste le cose che mi frullano nella mente, senza voler essere arbitro e giudice di nessuno, ma cercando di rivedere solo la mia fede e spronando chi, di fede vera, non ne vuole proprio sapere! Dalla stessa Scrittura ci viene detto: “Se qualcuno non obbedisce a quanto diciamo per lettera, prendete nota di lui e interrompete i rapporti, perché si vergogni” (2 Te 3,14)Dunque, se ti capiterà di essere invitato ad interrompere i rapporti con il cammino della nostra comunità e di scegliere nuove soluzioni, non ti arrabbiare e non rimanerci male, la vita è fatta di scelte ed io la mia già l’ho fatta….adesso tocca a te!
Con amarezza
Don Fabio