La vita artificiale: fantascienza o realtà?
Il 20 maggio 2010 Craig Venter
(lo scienziato americano che per primo ricostruì il genoma umano) ha annunciato
al mondo la creazione della prima cellula sintetica, chiamata
Mycoplasma
mycoides JCVI-syn1.0 e costruita nel Craig Venter Institute di Rockville
dal gruppo coordinato da Daniel Gibson. La cellula in sé è naturale, ma è
completamente controllata da un Dna artificiale. Ottenerla è stato un lavoro ai
limiti della fantascienza, ma anche un'opera di bricolage che ancora una volta
ha utilizzato i batteri da sempre protagonisti delle ricerche di Venter sulla
vita artificiale: il Mycoplasma mycoides e il Mycoplasma capricolum. Nel 2007 i
ricercatori avevano ottenuto il primo Dna sintetico, riproducendo
artificialmente quello del Mycoplasma mycoides; nel 2009 avevano eseguito il
primo trapianto di Dna, trasferendo il genoma (naturale) del Mycoplasma mycoides
nel Mycoplasma capricolum. Ora hanno messo insieme i due procedimenti,
trapiantando il Dna sintetico e caricandolo, come il programma di un computer,
in una cellula batterica
privata del suo Dna. "E' la prima cellula sintetica mai
costruita", ha osservato Venter. "La chiamiamo sintetica - ha aggiunto - perché
è stata ottenuta a partire da un cromosoma
artificiale, costruito utilizzando informazioni elaborate in un computer,
composti chimici e un sintetizzatore di Dna". Composto da circa un milione di
lettere (quello umano ne comprende 3,2 miliardi), il Dna artificiale è del tutto
simile a un Dna naturale, comprese mutazioni acquisite durante il processo di
assemblaggio. Solo una sorta di "filigrana molecolare" aiuta a riconoscere che è
davvero artificiale. Per spiegarlo in parole più semplici, Venter e la sua
equipe,
prima hanno letto la
sequenza genomica del batterio in un database genetico, poi con un macchinario
hanno ricostruito chimicamente il genoma, aggiungendovi però nuove sequenze.
Hanno fatto pezzetti, ciascuno di 10 mila lettere di codice, poi li hanno
assemblati insieme fino a creare un genoma di oltre un milione di paia di basi.
Poi hanno inserito il genoma artificiale in un batterio svuotato del suo Dna e
hanno costruito una nuova forma di vita che funziona e si riproduce. La cellula
così creata, infatti, prima non esisteva, e il suo genoma porta i segni
distintivi della sua differenza dal batterio esistente in natura La cellula
sintetica potrebbe essere utilizzata per ripulire l'atmosfera dal
biossido di carbonio, per creare batteri mangia petrolio, oppure per mettere a
punto vaccini migliori, oppure per realizzare batteri utili per produrre
combustibile.
Il presidente degli Stati Uniti Obama ha reagito prontamente a questo sviluppo, chiedendo subito alla Commissione Presidenziale per lo Studio delle Questioni Bioetiche di dedicare la sua attenzione a questo sviluppo scientifico, che apre la strada a nuove possibilità, ma crea anche una serie di interrogativi morali sullo sviluppo della vita artificiale. Le indicazioni date da Obama alla Commissione formata da esperti di bioetica seguono esattamente questa linea. Da una parte considerare “i benefici potenziali per la salute, la sicurezza e altri settori”. Dall'altra la commissione ha ricevuto il compito di “identificare gli appropriati confini etici ed i rischi identificabili”, cercando nello stesso tempo di trovare il modo per “minimizzare tali rischi”. Il presidente americano ha chiesto alla commissione di “esprimere raccomandazioni sulle azioni che il governo dovrebbe avviare per consentire agli Stati Uniti di sfruttare i benefici di questo settore della scienza in evoluzione”.
La Chiesa per ora non ha ancora
assunto una posizione ufficiale, è troppo presto, ma ci possiamo rifare alle
parole del Cardinale Angelo Bagnasco che ha sottolineato: “Ho appena letto i
giornali e mi pare che si tratti di un ulteriore segno dell’intelligenza
dell’uomo, dono di Dio per conoscere meglio il creato e poterlo meglio
coordinare”. “Le scoperte scientifiche sono valide in sé, ma devono essere commisurate,
nel loro utilizzo, ad un'etica che abbia al centro sempre la dignità
umana”. Gli studi di Venter e la nascita in pratica di una cellula vivente
artificiale non mancheranno di interrogare anche la teologia. Di sicuro ci
saremo chiesti se arriverà l’era dell’uomo artificiale, bene, il cardinale
Bagnasco invita a riflettere proprio su questa prospettiva quando avvisa che
occorre responsabilità nell’uso della intelligenza da parte degli scienziati.
Insomma ci sono limiti etici di cui tenere conto. Inoltre in un articolo
dell’«Osservatore Romano», a firma di Carlo Bellini, leggiamo: “Un lavoro di
ingegneria genetica di alto livello, un passo oltre la sostituzione di parti del
Dna. Ma in realtà non si è creata la vita, se ne è sostituito uno dei motori”.
“Un risultato interessante che può trovare applicazioni e che deve avere delle
regole, come tutte le cose che toccano il cuore della vita. L'ingegneria
genetica può fare del bene, basti pensare alla possibilità di curare malattie
cromosomiche. Si tratta di unire al coraggio la cautela: le azioni sul genoma
possono, si spera, curare, ma vanno a toccare un terreno fragilissimo in cui
l'ambiente e la manipolazione giocano un ruolo che non deve essere
sottovalutato: il Dna non è il motore cui si sostituisce il pistone, ma una parte
di un essere vivente su cui stimoli inopportuni, magari fatti a fin di bene,
possono 'spegnere' dei geni in maniera inaspettata, secondo le regole dell'epigenetica.
Molti sono infatti preoccupati per i possibili sviluppi futuri di organismi
geneticamente modificati". Inoltre il professor Veronesi ha dichiarato: “Praticamente
non succederà niente di concreto nei prossimi anni. L'unica implicazione
immediata sarà un'esplosione della ricerca sul Dna”.
Tutto
ciò che il Signore ci ha donato è per il nostro bene, l'intelligenza e la
capacità di pensare devono dunque essere indirizzati solo al fine di proseguire
sulla strada da Lui tracciata. Una strada meravigliosa, lastricata di esperienze
sempre nuove e coinvolgenti, che ci ha portato ad una vita tanto diversa dai
primordi della nostra comparsa sulla terra. Ma le esperienze dell'umanità nel
corso dei secoli ci hanno anche dimostrato che dobbiamo trattare con sommo
rispetto il mondo che ci accoglie e che dobbiamo indirizzare l'intelligenza che
ci è stata donata da nostro Padre solo a scopi benefici per l'umanità. L'uomo è
comunque piccola cosa al cospetto del Creatore e noi che scriviamo siamo ancora
più piccoli degli altri; ci siamo allora chieste come rapportarci di fronte a
scoperte così importanti, ma anche tanto piene di incognite riguardo alle loro
utilizzazioni: non possiamo che affidare al Signore tutti gli uomini di scienza
affinché le loro scoperte siano sempre indirizzate verso il bene di tutto il
creato.