“Un donatore moltiplica la vita”
“Un donatore moltiplica la vita”: con questo messaggio di positività e vitalità si è inaugurata la XIII edizione della Giornata Nazionale per la Donazione e Trapianto di Organi e Tessuti, che si tenuta su tutto il territorio nazionale il 30 maggio e che ha visto le associazioni di settore impegnate nella programmazione di numerose iniziative di carattere informativo, culturale e sportivo, con lo scopo di promuovere il messaggio della donazione quale simbolo di solidarietà sociale, e contribuire alla crescita della cultura delle donazioni e all’aumento delle stesse nel nostro paese.
Nel
settore dei trapianti di organo il termine "samaritano" viene riferito al
donatore vivente di rene, che offre l'organo alla collettività e non ad uno
specifico ricevente, senza alcun tipo di remunerazione o contraccambio.
In ambito internazionale, questo tipo di donazione è ammessa negli Stati Uniti,
in Olanda e in alcuni paesi scandinavi. L'organo reso disponibile dal samaritano
viene trapiantato ad un ricevente in lista di attesa, scelto secondo criteri
predeterminati. In questo modo l'organo prelevato dal samaritano rende possibile
il trapianto di un singolo paziente.
La donazione samaritana può essere utilizzata anche per facilitare il trapianto
di potenziali riceventi in coppie incompatibili per motivi biologici, ad esempio
soggetti con gruppi ABO incompatibili, tra i quali, mediante meccanismi "a
catena aperta", è possibile effettuare più trapianti - esempio il samaritano
dona al ricevente A; il donatore A reso "libero" grazie al samaritano dona al
ricevente B; il donatore B dona al ricevente C, ecc. In questo caso il numero
dei trapianti effettuati grazie al samaritano è superiore ad uno.
Negli anni scorsi l'offerta di donatori samaritani non ha trovato nessuna
concretizzazione. Nei primi mesi del 2010, tuttavia, la contemporanea offerta di
3 samaritani senza alcuna relazione fra loro in punti diversi della rete
trapiantologica ha posto il tema in modo rilevante.
Contemporaneamente i media hanno trasmesso la notizia, che ha determinato
nell'opinione pubblica un significativo interesse ed un dibattito con posizioni
fortemente diversificate.
La valutazione di questa possibilità, che richiede l'analisi di problematiche
complesse, è stata sottoposta, da parte del Ministro della Salute, al Consiglio
Superiore di Sanità, che recentemente ha dato parere positivo, sebbene corredato
da raccomandazioni relative alla necessità di una scrupolosa valutazione dei
casi, in relazione ad una molteplicità di aspetti (psicologico, psichiatrico, di
sicurezza per il donatore, ecc).
Al momento sono in fase di elaborazione da parte del CNT i protocolli per
l’avvio di un programma nazionale da attuarsi tenendo conto delle indicazioni
del Consiglio Superiore di Sanità.
SITUAZIONE NORMATIVA
L'articolo l della legge 26 giugno1967, che regolamenta la donazione di rene da
donatore vivente, consente di ricorrere al trapianto da donatore non
consanguineo solo nei casi in cui il ricevente non abbia congiunti consanguinei
disponibili ed idonei.
Le linee guida sul trapianto da donatore vivente approvate dalla Conferenza
Stato-Regioni il 31 Gennaio 2002 specificano che:
"Il prelievo di un rene da un donatore vivente, viene effettuato su
esplicita, motivata, libera richiesta del donatore e del ricevente, dopo una
corretta e completa informazione dei potenziali rischi per il donatore, per il
beneficio terapeutico del paziente" e che: "sul donatore viene effettuato anche
un accertamento che verifichi le motivazioni della donazione, la conoscenza di
potenziali fattori di rischio e delle reali possibilità del trapianto in termini
di sopravvivenza dell'organo e del paziente, l'esistenza di un legame affettivo
con il ricevente (in assenza di consanguineità o di legame di legge) e la reale
disponibilità di un consenso libero ed informato".
Trapiantare un organo ad un malato per guarirlo (trasfusioni, trapianti di midollo, di pelle, di reni, di cuore...) è un atto medico, la cui finalità in sé è buona. Ma sono necessarie alcune condizioni:
Quando si tratta di un dono fatto da una
persona viva (donazione di sangue, di midollo, di reni) va evitata qualsiasi
speculazione. Nessuno può disporre del proprio corpo e di quello altrui per
farne commercio, neanche se lo scopo è quello di rendere un servizio. La
donazione di sperma o di ovuli è di tutt'altra natura: non serve a guarire e
riguarda la trasmissione della vita, che può avvenire solo nell'atto sessuale
dei coniugi. Questa donazione è contraria al rispetto dell'atto coniugale, anche
quando è fatta con amore.
Quando si tratta del corpo di una persona
deceduta, nessuno può permettersi di prelevarne un organo contro la volontà
della famiglia o, se in vita, la persona si era manifestamente opposta.
Quando si tratta di una persona in fin di
vita o in stato di coma profondo, non possono essere prelevati gli organi se non
si ha la certezza che sia avvenuta la morte (nella legislazione italiana
occorrono 3 encefalogrammi piatti, della durata di 30 minuti l'uno, nell'arco di
12 ore). Ogni pratica contraria a queste regole va contro il rispetto dovuto
alla persona.
Per quanto riguarda le
implicazioni morali e religiose, il "Catechismo della Chiesa cattolica"
scrive: “Il trapianto di organi è conforme alla legge morale e può essere
meritorio se i danni e i rischi fisici e psichici in cui incorre il donatore
sono proporzionati al bene che si cerca per il destinatario” (CCC 2296).
Nello stesso numero afferma anche: “Il trapianto di organi non è moralmente
accettabile se il donatore o i suoi aventi diritto non vi hanno
dato il loro esplicito consenso” (CCC 2296).
Il trapianto di organi è giustificato dal fatto che in Cristo tutti formiamo un
solo corpo. E come è lecito sacrificare una parte per il bene del tutto, così da
vivi è lecito donare un organo che non comprometta la vita del donatore e del
ricevente, e da morti è lecito donare tutto purché non alteri l’identità del
ricevente.
Gesù ha detto: “nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i
propri amici” (Gv 15,13). Pertanto è lecito donare da vivi uno degli organi
doppi (ad es. un rene). La duplicità di certi organi sembra essere data da Dio
non semplicemente per l’”essere”, ma per il “benessere” della persona.
Non è lecito invece donare organi la cui asportazione causa la morte del
soggetto donatore (fegato, cuore...) o altera la personalità del ricevente
(parti di cervello e gonadi).
A
proposito del grande dono che rappresenta la donazione di un organo, vi
riportiamo la testimonianza di Gianna, una giovane donna di nostra
conoscenza. A causa dell’insufficienza renale, Gianna è stata in dialisi per
svariati anni, la sua vita era pesantemente condizionata dal dipendere da una
macchina, da un’alimentazione molto restrittiva, da una sete mai saziata e da
giornate e settimane scandite dall’appuntamento indifferibile col lettino di
degenza.
Quando è arrivata la telefonata da un ospedale del nord presso il quale era in lista d’attesa, Gianna ricorda solo una confusione di pensieri, una serie di preghiere quasi senza filo conduttore, un’ansia indicibile, la paura dell’intervento, la preoccupazione per i suoi genitori: “mi sentivo come in un limbo, sospesa, mi scorrevano nella mente tanti pensieri, tante emozioni, che non sono capace di esprimere con le parole…sarebbe riduttivo”. L’intervento è riuscito perfettamente, anche se la convalescenza è stata lenta e lunga. Durante i lunghi mesi trascorsi lontano dalla propria casa, forzatamente inattiva, Gianna ha avuto modo di riflettere lungamente sul dono speciale che Dio le aveva fatto: “mi ha dato una seconda possibilità, ho capito che dovevo cercare di vivere al meglio per non sprecare ciò che mi era stato donato. Ho iniziato anche a pregare quotidianamente per il mio donatore e la sua famiglia. Non li conosco e mai li conoscerò, però sento sempre che una parte di me appartiene anche a loro”.