Sull'aborto (I parte)
Dal Salmo 139
(138):
"Sei tu
che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo perchè mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo"
Il
salmo introduce nel modo migliore il delicato argomento che ci apprestiamo ad
affrontare: esso tocca problemi etici molto sofferti che riguardano la vita e il
rispetto che le si deve portare in quanto sommo dono.
L'aborto è, ora più che
mai, al centro di un fervente dibattito, ci sentiamo dunque in dovere di
chiedere aiuto a fonti ufficiali, dato che la demarcazione tra ciò che è
teologicamente etico e ciò che l'uomo vuole, per suo comodo far essere etico, è
a tratti molto sottile.
L'uomo non è solo materia biologica, né puro spirito, ma unione di corpo ed
anima, di materiale e trascendentale, perchè questo è stato il disegno del
Creatore.
Continua il salmo: "Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi ";
l'embrione è dunque un "progetto di vita", ma non partorito dalla mente umana,
come in tanti pensano, bensì generato dalla mente divina, dal nostro Padre e
Creatore, che ci ha voluti unici ed irripetibili.
L'essere umano non si sviluppa a partire da un atomo di materia, ma è già
intessuto di spirito fin dal primo momento del concepimento.
In Italia l' I.V.G. (interruzione volontaria di gravidanza) è disciplinata dalla
legge 194 del 22 maggio 1978. Il primo comma della legge 194 dà
disposizioni sull'intento della legge medesima, che è comunque quello di
sopprimere un essere vivente.
Negli altri articoli vengono date disposizioni sui casi previsti, specificando
che l'aborto non deve essere usato come contraccettivo, può avvenire entro i
primi novanta giorni dal concepimento se la donna, anche se minorenne, accusi
circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza comporterebbe serio
pericolo per la sua salute fisica o psichica o anche solo nocumento sociale,
familiare ed economico.
Il “Catechismo della Chiesa cattolica”, al punto 466: “perchè la
vita umana va rispettata?”, afferma che essa va rispettata in quanto
sacra . Dio è principio e fine di ogni vita e l'aborto diventa così una
grave offesa al dono della vita e alla santità del Creatore [1].
L'embrione è dunque già essere vivente, e non solo dal punto di vista cattolico,
in quanto si può anche scientificamente provare questa asserzione. Ci dice a
proposito il dr Puccetti, segretario del Comitato Scienza e Vita di Pisa-Livorno:
“studi sul DNA e sulla fecondazione hanno mostrato che già nei primi 14 gg di
gestazione gli embrioni non sono grumi di cellule, ma posseggono un patrimonio
genetico non riconducibile a quello di nessun altro essere sulla terra [...]
Inoltre già nella fase in cui l'embrione non è ancora impiantato nell'utero
materno è l'organismo della madre a fornirgli l'energia necessaria a svilupparsi
ed annidarsi” [2]. Dunque: “l'embrione non è un «progetto d' individuo», ma già un
individuo. Esso è attivo. Ogni volta che viene introdotto il minimo dubbio, la
minima distinzione tra il concetto biologico di individuo umano vivente e quello
morale di persona, apriamo la porta al demone dell'arbitrio”. Inoltre: “la
Dottrina Sociale della Chiesa indica che il primo bene comune è la persona,
quindi la legge 194 ha inferto una profonda ferita al corpo sociale, cancellando
le speranze. La cultura abortistica nega la persona, produce valori rovesciati e
permette il sacrificio dei più deboli”.
Ulteriori studi hanno dimostrato che non c'è differenza tra il bambino prima
della nascita e dopo il parto, come afferma il prof. Bellieni, dirigente del
dipartimento di terapia intensiva neonatale del policlinico universitario “Le
scotte” di Siena: "già prima di nascere il bambino ha memoria, si succhia il
pollice, può sentire dolore e voci, gli batte il cuore. E' per questo che il
termine «feto» andrebbe eliminato, in quanto serve spesso a denotare un minor
livello di sviluppo. Il bambino al contrario è capace di interagire con la madre
già molto tempo prima della nascita" [3].
C'è però anche un altro soggetto costretto a patire per una pratica che non
tiene conto della sfera emozionale e morale: la donna. L'aborto è infatti un
gravissimo trauma non solo per la salute fisica femminile, ma anche per quella
psichica. L'aborto nega la natura stessa della femminilità e della maternità,
binomio inscindibile. La donna risente di questa pratica in termini di
sofferenza su diversi piani, che vanno dalla relazione interrotta col bambino,
alla percezione della realtà come cambiata dopo l'aborto, al modo di giudicarsi
e valutarsi. Il peso di una decisione gravida di conseguenze così infauste grava
spesso solo sulla donna, e a tal punto bisognerebbe chiedersi quanto le
strutture socio-sanitarie investono per consentire l'accettazione di una
gravidanza difficile, per evitare ancora una volta lo scandalo e un ennesimo
delitto compiuto ai danni della vita e dei più deboli.
Riferimenti bibliografici:
[1] CCC n. 466;
[2] Lo statuto biologico e
ontologico dell'embrione - intervento del dr Puccetti;
[3]
Zenit.org - dr Bellieni, dir. dip. Terapia Intensiva Neonatale del
Policlinico Universitario "Le scotte" di Siena.