"Ogm: Il futuro dell’agricoltura??"

 

 

 

 

 

Dall’«Instrumentum laboris» (1), il documento di preparazione al Sinodo speciale per l’Africa della Chiesa Cattolica tenutosi a Roma dal 4 al 24 ottobre 2009: “Le multinazionali continuano ad invadere il continente per appropriarsi delle risorse naturali. Schiacciano le compagnie locali con la complicità dei dirigenti africani. Nel farlo recano danno all’ambiente e deturpano il creato. La campagna di semina di Ogm che pretende di assicurare la sicurezza alimentare,non deve far dimenticare i veri problemi degli agricoltori…la mancanza di terra arabile, di acqua e di energia, di accesso al credito, di formazione agricola, di mercati locali, infrastrutture stradali, ecc. La tecnica Ogm rischia di rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali rendendoli dipendenti dalle società produttrici di Ogm”.

 

Nel gennaio scorso il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Justitia et Pax, aveva dichiarato all’Osservatore Romano: "La carestia e la mancanza di nutrimento devono essere attribuiti alle carenze di distribuzione di cibo abbondante e non alla sovrappopolazione. La responsabilità della fame nel mondo è da attribuirsi a persone senza scrupoli che si focalizzano solo sul profitto e non sul benessere di tutti. Per il cardinale non servono Ogm ma un sistema più equo di distribuzione delle risorse".

 

La sigla O.G.M. sta per “Organismo Geneticamente Modificato”, con il termine Organismo Geneticamente Modificato si intendono soltanto gli organismi in cui parte del genoma sia stato modificato tramite le moderne tecniche di ingegneria genetica.  L’Ogm è un’entità biologica nel cui Dna sono stati sostituiti o eliminati tratti preposti a funzioni specifiche. In tal modo si modificano i comportamenti ed in parte la natura di tali organismi. Coloro che sono favorevoli argomentano che non è una cosa nuova: l’uomo lo fa da sempre, praticando innesti fra piante e incroci col bestiame. L’ingegneria genetica permette di fare la stessa cosa, ma in modo più ampio, più rapido, più incisivo. Perché si fa questo? Principalmente per motivi pratici, infatti si sono ottenute varietà di mais più  resistenti ai parassiti, pomodori che non avvizziscono, frutti non attaccabili dagli insetti, patate che non si degradano. Allora, se i vantaggi sono tanti e tangibili, perché tanti sono contrari?

La medaglia ha altri rovesci. Per prima cosa le varietà commerciali  di questi prodotti sono brevettabili, dunque sono monopolio delle grandi multinazionali che le hanno prodotte e questo non farebbe altro che acuire la dipendenza dei Paesi poveri dai Paesi ricchi. Inoltre, non ci sono ancora informazioni precise sull’impatto ambientale di queste colture e non siamo ancora sicuri che il loro consumo non sia nocivo per il nostro organismo. Infatti  sulla loro innocuità attualmente esiste solo la documentazione fornita dalle multinazionali produttrici e non statistiche e studi significativi condotti da laboratori super partes. In giro si trovano migliaia di notizie, ed in questa giungla siamo sempre noi “consumatori”,  anello debole della catena, a perdere.

A noi viene da pensare che ogni qualvolta l’uomo abbia cercato di forzare i cicli naturali, sono stati i più deboli a pagare ed hanno pagato un conto salato. Questa non è una posizione retrograda né oscurantista, il progresso e la ricerca sono indispensabili per la conservazione della nostra specie, ma non si deve arrivare a sovvertire la naturale biologia di un Creato che ci è stato consegnato già perfetto così com’è. La questione è delicatissima, specie se ci si rapporta al problema della fame nel mondo, e particolarmente in Africa; molti credono che gli Ogm possano essere la soluzione per sfamare le popolazioni. Già negli U.S.A gli Ogm sono di casa, anche in Europa stanno cadendo le resistenze nei loro confronti dopo la decisione adottata il 3/3/2010 dall’U.E. di dare il via libera alla coltivazione di patate Ogm messe punto da un colosso chimico tedesco.

E intanto sarà seminato per la prima volta in Italia, venerdì 30 aprile, in un campo del Friuli, il mais Ogm.

Se il mondo ha fame, perché nutrire diffidenza verso prodotti che per crescere hanno bisogno di minori risorse, cioè acqua e terra? Abbiamo già argomentato che produrre Ogm significherebbe interferire con i codici della natura, ma andando a spulciare un rapporto della FAO abbiamo letto che in tutto il mondo si produce già cibo sufficiente a sfamare 12 MILIARDI DI PERSONE.

Purtroppo la ripartizione non è equa. Ecco perché per risolvere i problemi alimentari del mondo bisogna puntare sempre di più sulla tutela di un’agricoltura sostenibile e di qualità.

 

 

 

(1)    Per il testo integrale:            

  http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20080511_instrlabor-xii-assembly_it.html