Cara Federica dirò come soffro
perché ci è dato tanto soffrire,
perché vediamo tagliare dalla terra
le nostre spighe migliori
anche io ero una spiga che cresceva nei campi,
credi Federica
i poeti non sono seminati da alcuno
li porta il vento della primavera.
Oggi per la mia donna è un giorno di libertà
ma per noi prigionieri dell’arte
è un altro giorno di prigionia.
Non sono felice della mia morte
carissima Federica
eppure me ne dovrò andare
Cosa aggiungere ancora… è scomparsa una grande voce della poesia italiana, un pezzo della storia letteraria del Novecento e di tutti i tempi…
Una voce unica, diretta, “innocente” e spregiudicata… una vita difficile… uno spirito irripetibile nel suo genere, capace di produrre frutti che resteranno a lungo nella memoria della più alta Poesia.
Attraverso la follia ha conosciuto la vita, ha attraversato l’essenza del mondo e l’ha messa con dolore su carta. Perché per lei scrivere è una necessità, vuol dire fissare per sempre un mondo conosciuto, ma anche dare corpo ad uno sognato.
Non ha mai sprezzato anche il lato più umano, terreno della vita, anzi: lo ha fatto poesia, lo ha nobilitato…
Leggere Alda Merini: questo è l’invito che rivolgo a voi lettori e a me stessa. Non dimentichiamo il tesoro nascosto tra queste righe: parla di noi, è parte della memoria comune, è frutto di una mente che ha scavato a fondo nelle pieghe dell’anima e può ancora insegnarci qualcosa…
