"Gesù"
di G. Pascoli
A cura di Paola
E Gesù rivedeva, oltre il Giordano,
campagne sotto il mietitor rimorte:
il suo giorno non molto era lontano.
E stettero le donne in sulle porte
delle case, dicendo : "Ave,Profeta!"
Egli pensava al giorno di sua morte.
Egli s' assise all' ombra di una meta
di grano, e disse : "Se non è chi celi
sotterra il seme, non sarà chi mieta" .
Egli parlava di granai ne' Cieli:
e voi fanciulli, intorno a lui correste
con nelle teste brune aridi steli.
Egli stringeva al seno quelle teste
brune; e Cefa parlò: "Se costì siedi,
temo per l'inconsutile tua veste".
Egli abbracciava i suoi piccoli eredi:
"Il figlio" Giuda bisbigliò veloce
"d'un ladro, o Rabbì, t'è costì tra' piedi:
Barabba ha nome il padre suo, che in croce
morirà". Ma il Profeta, alzando gli occhi,
"No", mormorò con l'ombra nella voce;
e prese il bimbo sopra i suoi ginocchi.
Forse un poeta dal gusto un po' retrò, Giovanni
Pascoli è capace di tratteggiare quadri di intensità avvolgente usando solo gli
elementi essenziali, spesso tratti dal mondo della natura, il mondo più vicino
ai semplici. Così anche la figura di Gesù, che dai versi affiora con tanta
dolcezza e allo stesso tempo con tanta concretezza, è capace di commuovere
profondamente, non solo per i gesti nei quali viene ritratto, ma anche per
i moti del Suo animo. La tristezza, che cala silenziosa in noi mentre
leggiamo tra le righe l'attesa della
morte del Signore, non è altro che la tenera forza della semplicità dell'amore.